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ANALISI

Automazione industriale: l'uso dell'AI nelle imprese arriva al 16,4%

L'ISTAT certifica il raddoppio dell'uso dell'intelligenza artificiale nelle imprese italiane, dall'8,2% al 16,4% in un anno. Ma il divario tra grandi e piccole si allarga, non si chiude.

Redazione Tech B2B · 16 agosto 2026

Linea di produzione automatizzata con bracci robotici su nastro trasportatore

La quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale è raddoppiata in un anno: dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025, dopo il 5% del 2023. Il dato arriva dal report Imprese e ICT, anno 2025 di ISTAT, pubblicato a dicembre 2025.

Perché ti riguarda

Se vendi automazione, software o servizi tecnologici a PMI manifatturiere, questo numero fotografa la finestra in cui ti trovi a vendere: un mercato che è raddoppiato in dodici mesi ma parte da una base ancora piccola, 16 imprese su 100. Se sei tu il titolare che valuta l’AI in produzione, il dato che conta di più non è il 16,4% nazionale ma il divario per dimensione: tra le imprese con più di 250 addetti l’uso è arrivato al 53,1% nel 2025, contro il 32,5% dell’anno prima, mentre la crescita delle PMI resta molto più lenta. La distanza tra chi ha già adottato e chi no non si sta chiudendo, si sta allargando.

Dove le imprese usano davvero l’intelligenza artificiale?

Non nella produzione, almeno non ancora come uso prevalente. Secondo lo stesso report ISTAT, l’AI è più diffusa nel marketing e nelle vendite, dove la usa il 33,1% delle imprese che hanno adottato almeno una tecnologia, seguita dall’organizzazione dei processi amministrativi al 25,7% e dalla ricerca e sviluppo al 20,0%. È una gerarchia che ha senso: marketing e amministrazione sono i reparti dove un progetto pilota costa poco e si misura in settimane, non in mesi di integrazione con un impianto esistente. Chi vende soluzioni AI per la fabbrica vera e propria, quella che tocca linee e macchine, sta ancora convincendo un mercato più piccolo e più lento di quello che i titoli sui giornali suggeriscono.

Cosa frena le imprese che valutano l’AI e poi non investono?

La mancanza di competenze adeguate. ISTAT segnala che quasi il 60% delle imprese che hanno valutato un investimento in AI ma non l’hanno realizzato indica proprio questo come motivo. Non è un problema di budget in prima battuta, è un problema di persone che sappiano gestire il progetto una volta comprata la tecnologia: chi vende automazione o software a una PMI e si concentra solo sul prezzo della licenza sta rispondendo alla domanda sbagliata. La domanda vera, per sei aziende su dieci che rinunciano, è chi in azienda saprà usarla.

L’automazione industriale in senso più ampio segue lo stesso passo?

In parte sì, in parte no. Il fronte dell’IoT industriale, che è l’infrastruttura su cui si appoggiano molti progetti di AI in fabbrica, cresce a doppia cifra secondo il rapporto Anitec-Assinform sul mercato digitale italiano: 5,1 miliardi di euro nel 2025, +7% sull’anno precedente. Sul fronte della robotica, l’Italia resta un mercato solido ma non in accelerazione improvvisa: i dati del World Robotics IFR analizzati da Tech B2B mostrano un parco installato tra i più densi d’Europa, cresciuto per accumulo negli anni più che per un salto recente. L’AI, in questo quadro, non è la prima onda dell’automazione industriale italiana: arriva sopra un’infrastruttura di sensori e robot già parzialmente costruita, e ne accelera la parte che riguarda i dati, non ancora la parte che riguarda il movimento fisico.

Cosa cambia per chi deve decidere un investimento nei prossimi mesi?

Tre cose concrete. Primo: il ritardo non è più giustificabile con “è troppo presto”, perché in un anno la quota di adozione è raddoppiata e chi aspetta un altro giro rischia di farlo su una base di competitor più ampia. Secondo: il collo di bottiglia reale è la competenza interna, non la tecnologia disponibile sul mercato, quindi un piano di investimento che non include formazione o una figura dedicata parte già azzoppato, prima ancora di scegliere il fornitore. Terzo: i progetti che partono da marketing, vendite e amministrazione hanno un tempo di ritorno più corto di quelli che partono dalla linea di produzione, il che li rende un punto di ingresso più realistico per una PMI che vuole testare l’AI senza fermare un impianto per farlo.

Quali settori guidano l’adozione, e dove si vede meno?

Energia, servizi di informazione e professioni tecniche registrano le percentuali di adozione AI più alte tra i settori censiti da ISTAT, mentre commercio e ricevimento turistico-alberghiero restano indietro su questo indicatore specifico e si distinguono di più su presenza online e vendite digitali. La manifattura non è tra i settori di punta nell’adozione AI in senso stretto, ma è il settore dove l’infrastruttura IoT e la robotica sono già più mature: la sequenza più probabile, per una PMI industriale, non è passare direttamente dal foglio Excel all’AI generativa, ma consolidare prima i sensori e la raccolta dati che un progetto di AI userà come materia prima.

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