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Quanto costa un esoscheletro industriale: prezzi 2026, modelli e quando conviene in produzione

Dai 1.150 euro di un modello passivo da spalla alle fasce fino a 15.000 euro dei dispositivi motorizzati: una guida ai prezzi reali degli esoscheletri industriali oggi in vendita e ai reparti dove l'investimento si giustifica davvero.

Redazione Tech B2B · 18 ottobre 2026

Un esoscheletro industriale passivo, quello senza motori né batterie, parte da poco più di mille euro. Un modello attivo con assistenza motorizzata può superare facilmente i 15.000 euro a unità. In mezzo c’è una fascia larga che dipende dal reparto, dal compito e da quanto l’azienda è disposta a pagare per un rischio biomeccanico che altrimenti si traduce in giorni di malattia o in un ricambio di personale sulle mansioni più pesanti.

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Il costo del dispositivo è quasi sempre la parte piccola del conto. La parte grande è la scelta del modello giusto: un passivo dove servirebbe un attivo non protegge a sufficienza, un attivo dove basterebbe un passivo costa dieci volte tanto e spesso finisce in un cassetto dopo due settimane perché scomodo da indossare un intero turno. Prima di chiedere un preventivo, conviene sapere quanto costano davvero i modelli in commercio e quali reparti li usano con risultati misurabili.

Quanto costano davvero i modelli oggi in vendita?

Pochi produttori pubblicano un listino, ma alcuni prezzi sono verificabili sui siti di vendita diretta:

Comau, il nome più citato nella stampa italiana di settore su questo prodotto, non compare in nessuna di queste liste.

Perché Comau non ha un listino pubblico?

Comau produce la famiglia MATE: MATE-XB per il supporto lombare, pensato per chi movimenta carichi fino a 25 kg con intensità regolabile su 5 livelli, e MATE-XT per il sollievo delle spalle nei lavori sopra la testa, con una versione MATE-XT 4.0 che aggiunge sensori e funzioni IoT. Sono esoscheletri passivi, senza batterie né motori, sviluppati con IUVO (spin-off dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna) e testati sul campo con Esselunga, come racconta Macitynet. Nessuna delle schede tecniche ufficiali pubblicate da Comau, né i comunicati stampa consultati, indica però un prezzo: la via resta il preventivo diretto, spesso con l’opzione del leasing per spalmare il costo su più anni, come riporta anche Innovation Post nel confronto tra i vantaggi dei diversi modelli della gamma. È una scelta comune a buona parte del settore: la maggior parte dei produttori industriali, a differenza dei rivenditori di attrezzi da cantiere come Hilti o Festool, tratta il prezzo come parte della trattativa commerciale e non come informazione pubblica.

Quando conviene un passivo e quando serve un attivo?

Il criterio non è il budget disponibile ma il tipo di compito. In un seminario tenuto per conto dell’INAIL, il responsabile del dipartimento guidato da Luigi Monica ha indicato che i modelli passivi funzionano meglio su posture statiche: lavoro sopra la testa, posizioni incongrue mantenute a lungo, compiti da seduti. Sono anche più semplici, più leggeri e meno costosi. Gli attivi, che usano sensori per rilevare l’intenzione di movimento e motori elettrici per assisterlo, rendono meglio quando il lavoro è dinamico e variabile: trascinare, trasportare, alternare carichi diversi nello stesso turno. In quei casi un passivo perde gran parte della sua efficacia, ma un attivo pesa di più, costa di più e richiede manutenzione della batteria.

In quali reparti si vede davvero la differenza?

Un articolo di PuntoSicuro sulla riduzione del rischio biomeccanico individua logistica, industria alimentare, manifattura, celle frigorifere e linee ad alta variabilità come i contesti dove l’esoscheletro da lavoro pesa di più sulla valutazione del rischio, accanto a formazione ergonomica e rotazione delle mansioni. Non è un caso che siano reparti con movimentazione manuale ripetuta, spesso sopra i limiti di comodità previsti dalle normative su mansioni usuranti. La decisione pratica dovrebbe partire da lì: non dal catalogo del produttore, ma dalla valutazione del rischio biomeccanico prevista dal Titolo VI del d.lgs. 81/2008, che individua il compito critico prima di scegliere il dispositivo. Un investimento scelto per il compito giusto si ripaga più in fretta di un modello scelto perché costava poco, o perché sembrava il più tecnologico.

Vai più a fondo

Fonte primaria: Innovation Post, “Esoscheletri Comau: quali sono i vantaggi, i costi e come scegliere quello giusto”.

Approfondimenti: Quanto costa un cobot · AGV o AMR: quale robot per il magazzino di una PMI · Robot umanoidi in fabbrica: modelli e prezzi 2026.

Tempo di lettura: 4 minuti

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